...porta fortuna!
Attorno all'otto di agosto arriverà Ulisse, e Libero ovviamente l'ha capito. Ormai ha quasi ventidue mesi, e se guardo le foto di quando era un ranocchietto mi sembra che ora sia diventato un uomo; negli ultimi tempi, poi, ha fatto un sacco di progressi: le prime parole lo aiutano ad esprimersi, vanta un'ottima autonomia e si lancia nelle scoperte quotidiane con entusiasmo e curiosità decisamente sani.
Però, nelle ultime settimane, si è attaccato molto di più alla sottoscritta: strilla ferocemente quando lo deve cambiare qualcun'altro, cerca le coccole con molta più frequenza e mi si attacca addosso tipo patella allo scoglio -anche quando è agitato, così posso provare l'emozione di sentire scalciare sia dentro che fuori alla pancia, impagabile.
Mi dico che è normale, ha nasato l'aria e sa che tra poco la mamma non sarà più solo sua; probabilmente vuole solo approfittare di queste ultime settimane da figlio unico.
Solo, non so come affrontare la cosa in termini pratici: lascio il piacere dei suoi pannoli alla nonna ed al babbo, turandomi le orecchie ed approfittandone per riposare, o cedo ai sensi di colpa e vado a rassicurare l'angosciato pianto del pargolo?
E' sempre andato volentierissimo al nido, tant'è che l'abbiamo iscritto anche per le due settimane centrali di luglio, facoltative, pensando che per lui sarebbe stato meno palloso restarsene in compagnia dei suoi amati bimbi piuttosto che sopportare una mamma balenottera con le crisi di sclero da caldo: però ora mi fa le scenate al mattino, con urla da maiale scannato -resto nascosta dietro la siepe ad aspettare che si calmi, dopo il saluto, e non si calma mica presto, e resta sempre un po' arrabbiato, ed io mi sento stupida ad origliare e dissennata perchè lo smollo a scuola quando potrei tenerlo con me.
Insomma, lo assecondo o lo conforto? Se la ragione dice che si deve abituare, il cuore reclama le stesse esclusive coccole che pretende lui, per quanto estenuanti.
(A volte mi chiedo: ma come sarà dividersi tra due? Penso verrà molto naturale, diciamo che ci confido, ma mi piacerebbe sapere dalle bimamme com'è stato l'impatto.)
Ciao,
ringraziando sonomamma per l'invito, mentre mi prendo una pausa dal pc mi presento.
Mi chiamo Stefania, ho 31 anni, abito in Veneto, sono una mamma single di una bellissima bambina di 8 anni, la mia Farfallina.
Mi reputo una persona seria, anche troppo. Non sono una persona che da confidenza facilmente ma grazie al blog riesco a mettere nero su bianco quello che penso.
Da quando sono mamma ho cambiato le mie abitudini: tutto gira attorno a mia figlia e cerco di fare di tutto per proteggerla da questomondo, alle volte ci riesco, alle volte meno.
Non mi sono mai pentita di non averla fatta riconoscere e ora, piano piano, stiamo costruendo la nostra vita assieme.
Adesso devo scappare ma al più presto continuerò.. grazie ancora per l'invito. 
Ciao a tutte
eccomi. Sì insomma, ve lo dovevo. 6+4, si dice così? Poco. Pochissimo. Ma tanto per rendermi felice. Aspetto, incrocio le dita e spero che vada tutto bene. Mi manca tanto ancora per arrivare alla fatidica 12esima che mi sembra la scalata dell'Everest! O mi ci sento sull'Everest?!
Sì a dire il vero la gioia è tantissima, mio marito è un brodo di giuggiole, dovreste vederlo!
Incrociate le dita... com'è che insieme alla gioia ho anche tanta tanta paura!??! 
L'altro ieri ho fatto l'ecografia transvaginale e si vede un sacchetto con dentro un puntino, ma emozione tantissima! Da adesso inizio gli esami di routine e poi....vedremo!
Un abbraccio a tutte
Gli avvenimenti degli ultimi giorni ci hanno portato a lunghe e profonde riflessioni.
Al di là di ogni possible polemica sulla civiltà di certe questioni, ci piacerebbe ricordare invece un documento di civiltà: la Carta dei diritti della gestante, a noi lo ha ricordato una delle nostre mamme nella rete, che tra l'altro è una ostetrica e gliene siamo infinitamente grate.
Forse sarebbe sempre il caso di buttare un occhio sul sito dell'Organizzazione Mondiale della Sanità .
Forse non è molto, soprattutto pensando a paesi più sfortunati dle nostro, ma è già qualcosa che almeno sia scritto e riconosciuto, di questi tempi...
La redazione di Mamme nella rete
Alla televisione si sentono un miliardo di notizie: a ripetizione il tormentone Sarkò-Bruni, il GF, l'immondizia passata in secondo piano rispetto alla situazione politica...Berlusconi senza cravatta o altre amenità. E poi, in un pomeriggio qualsiasi, guardi Cucuzza e la Vita in diretta e scopri una notizia. Un fatto di qualche giorno prima. La morte di una persona, una donna, una mamma, ma non una qualunque. Una della quale si era sentito tanto parlare. Ma la cui morte mi pare sia passata in sordina (o almeno, io ne ho avuto notizia solo ieri), e Tonia Accardo non lo meritava.

Un aneddoto di passaggio...
Allunga il braccio destro, muove la mano e dice "mamma" ad intendere "questa che vedi è mamma".
Allunga il braccio sinistro, muove la mano e dice "bimbo" ad intendere "questo che vedi è bimbo".
Poi unisce le mani, le stringe forte e ridendo divertito dice "coccole!".
Solletico il vostro buonumore con storielle tratte da Un’aringa in Paradiso di Elena Loewenthal, tutte sulle mamme: si riferiscono alle mitiche yidishe mame, le mamme ebree. Personalmente le trovo perfettamente attinenti anche a quelle nostrane…
Vecchio detto yiddish: una mamma può reggere dieci figli, ma dieci figli non reggono una mamma.
Siccome Dio non poteva essere dappertutto, ha creato le mamme.
INDOVINELLO: che differenza c’è fra una mamma ebrea e un terrorista? RISPOSTA: Con un terrorista si può negoziare.
"Moishele, svegliati, è ora di andare a scuola". Moishele grunisce e infila la testa sotto il cuscino. "Non voglio, non voglio, non voglio". "Moishele, devi. Su, alzati." "Non voglio, non voglio, non voglio. I professori mi stanno antipatici, i bambini mi prendono in giro e mi tirano calci. Non voglio, non voglio, non voglio." "Moishele, devi andare." "Dammi solo una buona ragione per andare." "Moishele, hai quarantacinque anni e sei il preside."
Mamme nella rete è un programma tv, una community di mamme, e un blog dove le mamme si incontrano e si confrontano su tutti i temi della maternità. Non più spiegazioni scientifiche, teoriche e distanti ma la cruda e pura realtà dell’essere mamma oggi. Le mamme raccontate dalle mamme. Per questo progetto stiamo cercando donne che abbiano voglia di raccontare la loro storia, a modo loro, davanti alla loro telecamera. Cerchiamo mamme che vogliano aiutarci a raccogliere, giorno per giorno, testimonianza di come si affrontano i 1000 problemi, contrattempi e punti interrogativi con cui le sorprendono costantemente i loro bambini. Se sei una mamma con una bambino fino a quattro anni e senti di voler dire la tua, prendi contatto con noi. Potrai far parte della nostra community e aiutarci finalmente a dire cos’è veramente essere mamma!
La mamma : Secondo lei, il figlio, dovrebbe indossare : pantaloni, (magari di panno o di velluto) camicia, maglioncino (colori assortiti)!
Il figlio : A 10 anni, jeans, polo di cotone e felpe, tutto blu chiaro o blu scuro, d'estate qualche T- shirt bianca con disegni discreti! A 20 anni, jeans polo o T- shirt, felpe, . . . tutto, compreso l'intimo, rigorosamente nero!
Sarà che la seconda gravidanza mi porta a fare i confronti non solo con la prima, ma anche con le gravide alla prima esperienza.
Sarà che sento tante donne incinte parlare del "dopo parto" con una sicurezza che di primo acchito mi impressiona, ma mi fa anche tanta tenerezza, perché non si può mai sapere quanto le nostre convinzioni e teorie saranno costrette a deviare per aderire alla nuova realtà.
È che, secondo me, dopo il parto, le donne si dividono in due gruppi: quelle che rischiano la sindrome di Wonder Woman e quelle che sono più orientate verso la sindrome della Wonder Mamma (rubo il termine a una mia cara amica, che spero non me ne vorrà).
La sindrome di Wonder Woman colpisce quelle donne che, dopo il parto, vogliono tornare ESATTAMENTE alla vita di prima: lavoro, vita sociale, forma fisica. Vogliono tornare ad essere "normali" il prima possibile, senza concedere troppo spazio al mondo alienante dei neonati. Questo non significa che non amino i loro figli, anzi, spesso li coinvolgono nelle loro attività e se li portano dietro, quando possibile. Spesso hanno compagni collaborativi, che condividono sia i loro interessi sia le cure per il bambino, e quindi si sentono assolutamente intercambiabili e non indispensabili. La mamma Wonder Woman sa delegare, e forse questo è il suo modo di gestire l'ansia da distacco, anticipandola volontariamente. Il rischio è che si lasci prendere un po' troppo la mano, e che alla fine il bambino che ha dolorosamente espulso diventi un estraneo. È la categoria meno accettata dalla nostra società, per cui la madre deve sempre e soltanto sacrificarsi (vedi alla voce "Favole in cui la mamma schiatta").
La sindrome della Wonder Mamma, invece, è all'estremo opposto: la Wonder Mamma non delega nulla a nessuno, si trattasse anche soltanto di buttare il sacco dei pannolini. Deve esserci sempre, sa fare tutto lei e solo lei, e deve avere una casa perfetta per ospitare la teoria dei parenti in visita. Abbraccerebbe volentieri la vita della casalinga per occuparsi dei figli, spesso senza pensare che prima o poi i figli crescono e la casa rimane sempre più vuota. Spesso il marito non viene coinvolto nella cura dei bambini e, anzi, diventa un "bambino" anche lui, a cui badare in tutto e per tutto. Dal momento che non ha i superpoteri di cui è convinta, spesso la Wonder Mamma sente il peso di questa gestione esclusiva. Ma, siccome l'hanno allevata nell'equazione maternità=dolore, scaccia il senso di colpa per aver desiderato un attimo di tregua e anzi si dedica ancora più alacremente alla sua missione.
Pur comprendendo di più la prima categoria, dal momento che ne faccio parte, mi rendo conto che entrambe sono a rischio di estremismo e di seri danni.
E voi, che mamme siete? È cambiato qualcosa tra il primo e il secondo figlio?

E di mamme e bebè che hanno bisogno di aiuto? Ce ne sono tante e la previdenza sociale qualche volta si mobilita per fare qualcosa in loro favore. Ad esempio nel Lazio esiste questa iniziativa:
e nel resto d'Italia?