...porta fortuna!
Sposo volentieri una causa di cui ho appreso stamane notizia dalla nota trasmissione 1Mattina e propongo a voi l'appello di mamma Rosetta, caparbia e forte come il sole del sud, per aiutare sua figlia :
" Erika non si muove non da cenni ma ha solo degli occhioni immensi pieni di tenerezza con cui vorrebbe dire e trasmettere tante cose... ma non può. E' affetta da encefalopatia severa. " ... (continua)
Per risolvere la sua malattia, Erika, dopo aver molto peregrinato, dovrà approdare in Florida, dove l'attenderanno dieci mesi di terapie e cure in un centro specializzato. Serviranno comprensibilmente quindi molti fondi per superare il problema che in questo caso si propone nella sua duplice veste: di salute ed economico. I genitori, da tempo supportati in tale percorso, documentato e visionabile al sito www.erikadevevolare.com, chiedono aiuto a tutti coloro i quali sentiranno di voler aderire alla loro battaglia, per far fronte comune e lasciare riscoprire ad una piccola anima fragile il calore di un sorriso.
Forse è arrivato il momento di raccontarti come è successo che oggi tu sei qui...visto che adesso sappiamo che sei Michelle. Vorrei farti vedere le parole come in uno di quei libricini colorati, pieni di orsetti e miele.
Il periodo di Aprile non è stato dei migliori per la tua mamma, diciamo che non lo è stato per niente. Volevo costruire qualcosa ma avevo paura, volevo mandare via qualcosa ma avevo paura. Io e il tuo papà avevamo cominciato a vivere insieme da poco, qualche mese.
Per diverse cose e varie difficoltà, abbiamo smembrato tutto. Per un qualcosa che di definitivo non lo è mai stato.
La tua mamma amava ed ama il tuo papà profondamente, e così lui dimostra anche verso di lei. Però ce n'è voluto di tempo, per prendersi. La mamma aveva paura della fiducia, cosa che ancora oggi le provoca dei pensieri passeggeri.
Quando la tua mammina ha capito che quel giorno, al ritorno dal lavoro, tuo padre non ci sarebbe stato...che non lo avrebbe trovato a casa, mai più...le prese un'angoscia, e cominciò a piangere dentro di sè. L'aria urlava in silenzio, e tutto intorno si zittì improvvisamente...come chi tende le orecchie e spalanca gli occhi. Cominciò un periodo bruttissimo.
La mamma soffriva e moriva dentro, tendeva verso quell'uomo che soffriva con lei, ma lontano, perchè così lei aveva voluto. Confusione, e soprattutto paura, quella paura. Quella Paura che non voleva lasciarla, quando arrivava. Continuarono a sentirsi al telefono tua mamma e tuo papà, come un cordone che non si vuole staccare.
E tu non c'eri ancora.
Le parole lontane erano uno strazio, le sensazioni di pace anelata e non vissuta, i ripensamenti, i rimorsi.
Perchè ci dobbiamo fare del male, se ci amiamo?
E tutti gli eventi trascinavano con sè le urla e il dolore, ed accadevano proprio allora, come per liberare le grida compresse in un petto d'anima oppressa. Piansi amaramente la morte di qualcuno, come quando piansi allora, bambina; urlai per le gesta di qualcuno che mi aggrediva, mentre avrei potuto scappare...
Tutti eventi che mi lacerarono maggiormente, come ad aprire uno squarcio e portare via qualcosa.
Qualcosa di brutto o di bello...io allora ancora non lo sapevo. Gli attacchi di panico cominciarono a straziarmi l'anima come anni fa...e ancora, e ancora. Mi sentivo morire. Ricordo che una notte mi svegliai di soprassalto nel mio letto in preda al panico, per un incubo...e ricordo che piangendo ad occhi chiusi (come bruciavano quelle lacrime! mi sembrava di avere dei tagli nel viso) dissi a me stessa: "basta morte basta...voglio delle nascite intorno a me! voglio la vita!".
Io e tuo padre decidemmo di vederci ancora, per sapere qual'era l'esito del nostro incontro...cosa avremmo fatto, cosa avremmo detto. Io lo amavo più di prima, e non mi decidevo, non mi decidevo.
Finimmo per abbracciarci ed io per piangere, e lui non piangeva con gli occhi ma col cuore, ed io vedevo nel suo sguardo tutto il suo amore per me. Stemmo insieme come due disperati, con lo strazio di qualcuno che ha quasi perso l'altro. Le mani e le braccia stringevano quasi a fare male. E tremavamo.
Era l'inizio di maggio.
La casa che avevamo la dovemmo lasciare, perchè il tuo papà non poteva stare con me per motivi di lavoro, ed io avevo paura a rimanere da sola dopo quello che era successo. Io tornai dalla tua nonna.
Cominciai a fare tante cose per distrarmi, mi iscrissi anche in palestra. Per un mese facevo gli addominali ma inconsciamente non mi sforzavo...cercavo di muovermi piano, non so perchè. Mi sentivo una strana energia-non energia...ma non ci feci tanto caso. Una mattina mentre stavo per andare al lavoro, quando ho avuto una forte vertigine; non ci badai, perchè soffrendo di pressione bassa mi succedeva spesso.
Arrivammo a metà giugno, ed io non avevo avuto il ciclo, ma avevo talmente la testa nel pallone che non ci feci caso. Quando ne parlai con il tuo papino, lui me lo fece notare...e facendo un calcolo veloce mi resi conto che non avevo il ciclo dalla fine di aprile...
Così toa papà mi consigliò di fare il test. Io lo comprai, e lo feci. Non avevo alcuna paura, ma mi sentivo imbambolata.
Tutte e due le linee rosse. Ero incinta.
Rimasi un attimo da sola in bagno. Pensavo, ma non ricordo cosa. Ricordo una improvvisa sensazione di sollievo. E di incredulità. Chiamo lui, al telefono. "Credo che tu abbia ragione", gli dissi. Per tutta la giornata ci chiamammo e ci mandammo messaggi di stupore ed incredulità. Che divennero poi di euforia.
Tu sei stata l'inizio della mia guarigione. La mia mente ha cominciato ad essere totalmente occupata da te, e da me e tuo padre come famiglia.
Presi subito appuntamento dal medico. Ci andai, io sola. Non volevo nessuno, e poi tuo padre non c'era. Il dottore mi fece un'ecografia...comparve la camera gestazionale ma non ti si vedeva ancora, non si vedeva ancora nulla. Il medico mi dà l'appuntamento per due settimane dopo. Tuo padre vuole venire, non sta nei panni; così per la prossima ecografia ci sarà anche lui.
La volta seguente ti si vede: un bozzolino, con quattro palline che fungevano da mani e piedi. Guardavamo quello schermo come pietrificati. Improvvisamente un rumore di un galoppo...era il tuo cuoricino. Ci siamo guardati ed abbiamo riso. Poi il dottore mi dice: "Guarda, questo è un abbozzo di manina"...ed io non so perchè, ma scoppio a piangere. Non ho pianto sentendo il tuo cuore....ho pianto guardando la tua manina a pallina!!
Da allora è cambiato tutto: la mia vita, i miei pensieri verso la vita e verso il tuo papino. Adesso provo un amore viscerale per lui, e per te qualcosa di indescrivibile. Non faccio altro che pensare cose belle, per i preparativi per la tua nascita e per il matrimonio fra me e tuo padre.
Mi hai guarita, amore mio. E noi ti amiamo...Michelle.