...porta fortuna!
Sono di nuovo qui con un dubbio atroce:
quando comunicare al datore di lavoro di essere incinta?
Mi raccontate le vs esperienze, quando glielo avete detto e come?
Considerate che io lavoro qui da gennaio di quest'anno, e sarei propensa a dirglielo in settimana, così sarei più tranquilla ad assentarmi dal lavoro per le visite, in quanto il mio capo sarebbe consapevole del motivo per cui mi assento.
Noi mamme con figli piccoli siamo spesso emarginate dal mondo del lavoro.
Qualsiasi datore di lavoro ci vede solo come un pacco di pannolini da buttare.
Non viene considerata l'incredibile forza di una donna, la sua capacità di organizzazione e la sua determinazione.
Io, e come me migliaia di altre mamme, ho sempre lavorato con la pancia o con bebè appena nato.
Si dice "di necessità virtù" e io ho sempre avuto la necessità di racimolare soldi per la famiglia e quindi la necessità di lavorare.
Ho trovato lavori più o meno passabili, facendo incastri incredibili tra lavoro part-time fuori casa, inserimento al nido della "grande", poppate alla piccola appena arrivata e lavoro da casa.
Quest'anno ho un lavoro a tempo quasi pieno (7 ore), le piccole al nido e ho ripreso gli studi, un'esame è già andato e l'altro è a breve.
Pensavo fosse quasi da nascondere in un eventuale curriculum, invece, ci ho riflettuto e penso proprio che siano punti di forza.
Studiare, lavorare e badare a 2 piccole belve significa:
determinazione
capacità di perseguire più obiettivi a tempi brevi, medi e lunghi
organizzazione
impegno
Queste sono doti che tutte le donne hanno, ma il difficile per le mamme (e non solo) è avere l'Opportunità (con la O maiuscola) di dimostrarlo.
Questa notizia mi ha dato da pensare.
Ho contato tutte le mamme che conosco, sorelle amiche e conoscenti del nido, cercando di analizzare quello che so di loro per farmi un'idea obiettiva. Premetto che la realtà della mia città, Bologna, è tra le migliori in Italia -come servizi ed opportunità professionali, anche se si vedono ampie smagliature rispetto ad un tempo, ed il costo della vita è altissimo.
Sono tantissime le donne che hanno serie difficoltà al momento di tornare al lavoro, e dover conciliare gli orari o gestire le malattie senza pestare i calli ai titolari: c'è chi riesce a trovare un equilibrio, chi è costretta a mollare. Ci sono altrettante donne che proprio un nuovo lavoro non lo ritrovano, magari sono state licenziate in gravidanza perchè in nero, o hanno traslocato da poco: poche le casalinghe per scelta, anche perchè con uno stipendio solo non si campa.
Praticamente, nessuna delle madri di mia conoscenza ricopre ruoli dirigenziali nel proprio ambito lavorativo, si parli di supermercati o studi d'avvocato, pubblico o privato, senza differenze di classe.
La laureata in biologia fa la cassiera alla Coop, contratto a termine, ed è felicissima di averci messo un piede dentro. L'esperta in telecomunicazioni, una volta all'Olivetti, si è adattata ad una sostituzione come insegnante, non può più fare trasferte e le pressioni erano troppe. Non parliamo delle immigrate, quelle in regola, con titoli di studio ed italiano fluente, che sono contente di pulire gabinetti e stirare ad ore per garantire un futuro da italiani ai loro figli.
Forse, noi mamme italiane siamo leonesse quando si tratta di tutelare i nostri figli, ma forse troppo impegnate a mandare avanti la baracca per pretendere diritti paritari e dignitosi.
Quando tornerò in ufficio, privilegiata titolare di un posto a tempo indeterminato da 8 anni, dovrò cercare di ottenere il turno fisso, perchè due pupi in età prescolare non li riesco a crescere se rientro ogni sera alle 9. Forse c'è qualche legge che mi aiuta, il dubbio è se riuscirò a farla mettere in pratica senza rischiare ritorsioni. Se mi va bene, per venirmi incontro mi declassano (da ultima ruota del carro direttamente a scopino del cesso).
E' così che funziona qua, spero di trovare tra voi più eccezioni che conferme.
Mi sento male! Fra poco più di un mese devo tornare al lavoro e non so che fare. Devo perchè...il mutuo lo paghiamo tutti; devo perchè potrei riuscire a migliorare la mia situazione lavorativa per i mesi prossimi venturi ( chiaramente per mio figlio); devo perchè lo ammetto: a volte a casa non resisto: le mie relazioni sociali si limitano a nonne e suocere indisponenti! Ma sto male perchè dovrò lasciarlo: nido o suocera? Tra i due pensieri, quello che mi fa meno male è certamente il nido. L' altro, mi viene l' orticaria solo a pensarci. Eppure...a volte il mondo ci si mette d' impegno a farmi sentire in colpa!Come avete affrontato il distacco?
Ragazze leggete questa:
Nasce in Scozia il "Community Mums Service", una comunità di mamme navigate che aiuta le neomamme alle prese con il primo figlio. Le prime quattro mamme-volontarie sono state formate. Il progetto pilota partirà al Forth Park Maternity hospital di Kirkcaldy e l'idea è quella di offrire il servizio a tutte le neo-mamme: chi accetterà il servizio, riceverà una visita a casa della durata di un'ora. Sue Johnstone, la presidente dell'associazione, spiega: «Diventare mamma è difficile, ogni aiuto è benveuto, soprattutto se viene da altre mamme».
A Dublino un servizio di "community mum" esiste dal 1980 e l'associazione conta già 170 mamme-volontarie. ( original Sara De Carli )
bella idea, non vi pare? Non solo online, ma fattivamente presenti! W il lifelong-learning anche in questo caso!
Quando si lavora a un nuovo progetto, naturalmente tutta la tua attenzione è protesa verso l’argomento nuovo. E’ così è anche per le mie mamme! Tutte le mie mamme! Cioè la mia nuova avventura in questo progetto di community (mammenellarete.it) e comunicazione televisiva per le mamme ha catalizzato tutta la mia attenzione. Adesso mi destreggio tra pannolini e biberon con più attenzione quando sono al supermercato e guardo con sguardo tra il tenero e l’utile tutti i bimbetti che vedo in giro. Cinica?!? Vediamo…sabato mentre ero al citofono a parlare con un amico, una bimba bellissima bionda di forse due anni, in braccio alla mamma, incomincia a parlarmi, e non mi molla più fino all’ascensore “dove vai? No, resta qui…ecc, ecc…” e mi guardava fissa con i suoi occhioni azzurri. Che abbia acquistato una specie di bussola che mi permette di essere individuata come una “cercamamme” autorizzata, una specie di “acchiappamamme”? Con licenza buona? (come gli acchiappafantasmi degli anni ’80).
All’Eur nella Fiera ho seguito la presentazione del bellissimo libro della Minumun Fax “Il corpo e il sangue d'Italia”, 8 inchieste sull’Italia di oggi, scritte da otto giornalisti diversi (un bel regalo di Natale!), da un punto di vista giornalistico e sociale (i finanziamenti facili, le donne dell’ndrangheta calabrese…) e le mamme e la tutela del proprio lavoro in Italia! Questo saggio scritto da Silvia Dai Pra' giovane e bionda trentenne (un po’ come la bambina incontrata sabato) laureata in lettere e ricercatrice universitaria che a 28 anni firma questo saggio sull’Italia delle donne, che sono madri di famiglia e lavoratrici e delle difficoltà che ancora ci sono a essere ambedue. Tutto sembra assodato e aggiudicato, ma in realtà tutto da questo punto di vista deve essere ancora aiutato e tutelato conclude la sua amara successione di considerazioni e di testimonianze Silvia.
Cosa che anche molte delle mie mamme mi hanno già raccontato parlandoci al telefono. Tutela del lavoro, impossibilità di difendere la propria carriera e insieme la propria famiglia, molte mamme mi dicono che vogliono usare la loro storia raccontata tramite noi e i mezzi che gli mettiamo a disposizione anche per far sentire e capire quando ancora bisogna fare per difendere le donne e la maternità (mi dicono Giorgia e Silvia per esempio).Tanti bei libri in Fiera, tanti spunti per riflessioni, tanti sguardi lanciati a libri su argomenti che fino a pochi mesi fa non avrei neppure sfiorato. Educazione, gioco, storie fantastiche, psicologia, ecc…ecc…così vicini e così lontani.
In Europa questo servizio dedicato all’infanzia nasce alla fine degli anni ’60 ed è ora diffuso in 16 Paesi. Forse vale la pena saperne di più.
Hanno dai 7 ai 14 anni, parlano francese e abitano il mondo intero. Sono degli apprendisti etnologi, degli Ethnokids . Si tratta di un progetto d’oltralpe dai confini mondiali: in Rete i bambini descrivono la vita con testi e, vista la giovane età, con disegni. Raccontano le loro storie, le leggende del paese in cui vivono, i costumi della loro gente. Fotografano le feste tradizionali ma anche la vita quotidiana, i giochi e le abitudini locali. Disegnano le loro impressioni e il loro modo di vedere il mondo degli adulti. Coordinati da un gruppo francese di studiosi e antropologi, di specialisti del multimedia e di insegnanti di scuole elementari e medie, i bambini imparano a conoscere le loro radici e a familiarizzare con quelle dei loro coetanei appartenenti ad altre culture e regioni geografiche. Come fanno gli scolari della scuola elementare di Bobo Dioulasso, nel Burkina Faso, o gli allievi di Touho, nell’isola di Nuova Caledonia, o ancora i bambini in Giordania, Cina, Brasile e Romania. Ogni classe sceglie un totem, un disegno con cui rappresentare la propria terra di origine (il Baobab, la balena, il Cagou, l’uccello della Polinesia), e da quello comincia a raccontare la sua storia, attraverso parole e immagini. Un dizionario aiuta i piccoli utenti a comprendere vocaboli oppure termini appartenenti a culture lontane dalla propria. Puzzle, quiz e piste cifrate, invece, lanciano gli etnologi in erba alla scoperta di Shangai, Rabat o Trelex, in Svizzera, insegnando la geografia e le tradizioni dei popoli attraverso il gioco. Al momento gli stati coinvolti sono 32 e le scuole più di 100. Ma il sito è un work in progress e il suo mappamondo si colora nel tempo, arricchendosi di nuovi stati e di scuole che mano a mano aderiscono al progetto.
Quando tornerò a lavorare dovrò tirarmi il latte necessario per una poppata, dato che mi assenterò per circa 4 ore il pomeriggio. Sono assolutamente imbranata in materia, non ho mai usato un tiralatte né un biberon. Conto dunque su qualche vostro consiglio: quando è meglio tirare il latte? La pediatra mi ha detto che dovrebbe prenderne 150g, max 180g: che biberon si adatta meglio? Avete altre dritte particolari?
...e al lavoro. Di nuovo adslmunita tutti i giorni, per sei ore al giorno (mattina o pomeriggio, a seconda del turno). Domattina porto la bimba dalla pediatra, anche se c'è la sostituta, per il controllo dei due mesi, e venerdì avremo il primo appuntamento col vaccino (ci aveva scritto l'asl tempo fa). Poi un altro controllo con la pediatra a fine mese. Così l'aggiorno sull'ecografia alle anche e sul mio difetto genetico (sigh).
A proposito...
Cosa devo aspettarmi dopo il vaccino? Come sono stati i vostri piccoli/e?